Donne a Righe è un podcast di chiacchiere tra Freelance
Uscire dal guscio: la community come spazio di contaminazione
L'articolo è stato scritto da:
Per quindici anni ho fatto la freelance in un modo che, fino a un certo punto, mi è sembrato l’unico possibile: in autonomia totale, con il mio computer, i miei testi, le mie scadenze e soprattutto le mie decisioni, prese sempre in silenzio e gestite senza doverle condividere con nessuno.
In pratica, rinchiusa in una torre di avorio.
Non mi pesava, e anzi, in molti momenti mi dava un senso di controllo e di coerenza che trovavo rassicurante, perché sapevo esattamente dove iniziava e dove finiva la mia responsabilità.
Quando l’autonomia diventa uno spazio chiuso
Con il tempo, però, ho iniziato a rendermi conto che quell’autonomia così solida aveva anche un lato meno evidente, e cioè che ogni scelta restava chiusa dentro il perimetro dei miei pensieri.
E quando il confronto non esiste, le idee tendono a ingrandirsi oppure a bloccarsi, senza vie di mezzo.
Aprirsi al confronto, anche senza sapere cosa succederà
Lo scorso anno, grazie a una collega che mi ha fatto aprire gli occhi (grazie Silvia!) ho iniziato a partecipare al coworking digitale di Donne a Righe, la community dedicata alle e ai freelance che cercano confronto e idee.
L’ho fatto senza grandi proclami interiori, più per curiosità che per altro, per mettermi “scomoda”, come piace dire a me. Un po’ come quando provi qualcosa di nuovo senza sapere davvero dove ti porterà.
Quello che non immaginavo è che quell’apertura all’apparenza insignificante mi avrebbe portata a vivere tantissime (almeno per i miei standard, s’intende) altre esperienze dal vivo e che avrebbe avuto un effetto così concreto sul mio modo di vivere la professione.
Dal confronto alla contaminazione
La prima cosa che è cambiata è stata la sensazione di non dover decidere sempre tutto da sola.
Non ho iniziato a cercare approvazione negli altri, ma a mettere sul tavolo i miei dubbi e ascoltare punti di vista diversi. Tutto questo ha reso le mie decisioni più consapevoli e meno solitarie.
Accorgerti che altre freelance si pongono le tue stesse domande, o che hanno attraversato difficoltà simili alle tue, fa venire meno quel senso di isolamento che a volte scambiamo per forza.
Poi è arrivata la contaminazione, che è una parola che amo molto perché non implica perdita, ma trasformazione.
Confrontarmi con donne e uomini che fanno mestieri diversi dal mio mi ha fatto vedere il mio lavoro da angolazioni nuove, perché quando ascolti come qualcuno struttura la propria offerta o comunica il proprio valore, inevitabilmente inizi a interrogarti su come tu stai facendo quelle stesse cose.
Non è solo una questione di collaborazioni (che possono nascere, certo, anche se non è questo il punto) ma di sguardo che si allarga, di possibilità che diventano visibili.
Cosa cambia quando smetti di decidere tutto da sola
C’è anche un aspetto emotivo che non avevo considerato fino in fondo.
La vita da freelance è fatta di oscillazioni continue, di momenti in cui tutto sembra fluire e altri in cui ti chiedi se stai andando nella direzione giusta, e quando attraversi queste fasi da sola tendi a viverle come qualcosa di personale, quasi come una prova da superare in silenzio.
Condividerle con chi conosce la stessa instabilità le ridimensiona, le rende più umane, più normali, meno cariche di giudizio.
Condividere l’instabilità la rende più leggera
Entrare in una community mi ha anche allenata alla capacità di espormi in modo più naturale, perché raccontare cosa faccio e come lavoro, spiegare le mie scelte e ascoltare quelle degli altri mi ha costretta a fare chiarezza prima di tutto con me stessa.
Esporsi in un contesto accogliente ti permette di sperimentare parole nuove per descriverti, di trovare un linguaggio più somigliante a ciò che sei, senza quella tensione che a volte accompagna il fatto di esporsi in pubblico.
Un altro cambiamento, forse il più sottile, è stato il senso di appartenenza.
Per anni mi sono percepita come un’isola, efficiente ma “selvatica”, e scoprire che esiste uno spazio in cui puoi portare idee, domande e persino leggerezza ha creato una forma di radicamento che non avevo previsto.
Sentirsi parte di qualcosa non toglie indipendenza, ma la rende meno fragile, perché sai che esiste una rete di confronto pronta ad accogliere anche le fasi di transizione.
In questo processo è avvenuta anche una crescita personale che non avevo programmato.
Confrontarmi con altre donne che sperimentano, cambiano, si mettono in discussione mi ha fatto riflettere su parti di me che tenevo un po’ in disparte, su ambizioni che avevo rimandato per prudenza, su possibilità che non avevo ancora osato esplorare.
La crescita, ho capito, non è un salto improvviso ma una serie di piccoli movimenti interiori che si attivano quando smetti di restare chiusa nello stesso spazio.
Imparare dagli altri, quasi senza accorgersene
E poi c’è l’apprendimento che avviene quasi senza accorgersene, quello che non passa da un programma o da un corso strutturato, ma da conversazioni, racconti, esperienze condivise.
Ascoltare come qualcuno ha affrontato una trattativa complicata o come ha riorganizzato i propri servizi ti offre strumenti che magari userai mesi dopo, quando ti troverai in una situazione simile.
È una forma di apprendimento per osmosi, lenta ma profondamente efficace
Uscire dal guscio, per me, non ha significato rinunciare alla mia natura né trasformarmi in una persona diversa da quella che sono stata per quindici anni.
Continuo ad amare il silenzio e la concentrazione, continuo a trovare energia nel lavoro fatto con cura, ma oggi so che autonomia e relazione possono convivere senza contraddirsi.
Aprire una porta non mi ha tolto indipendenza, mi ha dato respiro
Se anche tu lavori da sola o da solo da tanto tempo, forse sai quanto possa essere sottile il confine tra autonomia e isolamento.
Ho scoperto che attraversarlo non significa perdere equilibrio, ma costruirne uno nuovo, più ampio e, sorprendentemente, più leggero.
Valentina
Chi ha firmato l’articolo?
Ciao, sono Valentina Muccichini e dal 2010 mi occupo di traduzione editoriale e specialistica dal francese e dall’inglese, localizzazione (soprattutto in ambito UX), editing e scrittura professionale.
In pratica tutto quello che faccio ruota attorno alle parole e al modo in cui queste possono far sentire meglio le persone. Nel tempo libero puoi trovarmi immersa nei libri o con gli scarponi ai piedi, persa in qualche bosco di montagna.
Se ti va di restare in contatto ti aspetto su LinkedIn, Instagram o su Marginalia, la mia newsletter.

