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Vita da freelance: la prima cosa da costruire non è il sito, è una rete

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Sono cresciuta con una frase che mia madre mi ripeteva spesso: “Non dare retta agli sconosciuti”

Poi sono diventata freelance e ho capito che per sopravvivere avrei dovuto fare esattamente il contrario. 

All’inizio pensavo che per avviare la mia attività servissero soprattutto un sito, un’offerta chiara, una strategia di marketing, dei contenuti ben scritti e un modo efficace per trovare clienti.

Tutte cose vere. Ma dopo un po’ ho capito che nella vita da freelance c’è un’altra cosa da costruire presto: una rete.

Non una rete fatta solo di contatti utili o per vendere.
Una rete di persone con cui confrontarsi davvero.

Persone che capiscono cosa significa lavorare da sole, prendere decisioni da sole, sbagliare da sole, ma anche festeggiare da sole, se intorno non c’è nessuno che sappia davvero cosa c’è dietro un piccolo risultato.

Passare da dipendente a freelance: cosa cambia davvero

Per più di dieci anni ho lavorato in una azienda multinazionale. Stesso reparto, stesse persone, open space con almeno altri sei colleghi in cui succedeva sempre qualcosa.

In quel periodo non ho mai pensato di avere una rete professionale. Avevo solo… colleghi.

Ma ripensandoci adesso, capisco che cosa avevo davvero: feedback in tempo reale, confronto costante, una rete di sicurezza informale che funzionava senza che io me ne accorgessi.

“Hai letto la mail che ha mandato Mario? Mi aiuti a rispondere?” “Ho aggiornato il file, quando vuoi dagli un’occhiata.” “Secondo te ha senso fare questa cosa?”

Sciocchezze, in apparenza. In realtà era una forma continua di collaborazione, di convalida, di orientamento.

A volte erano anche interruzioni, certo. Non voglio idealizzare l’open space o la vita aziendale. 

Chi ci ha lavorato lo sa: le battute, le pause caffè, le facce stanche del lunedì mattina, i commenti a mezza voce, le domande al volo, ma anche il rumore, le notifiche, le richieste continue e le dinamiche da ufficio, non sempre leggere.

Però quel confronto continuo aveva una funzione importante: ti aiutava a non restare chiusa nella tua testa.

Poi ho lasciato l’azienda.

Ho aperto partita IVA.
Ho cambiato settore.
Sono passata da ingegnere chimico ed ex Project Manager nel mondo farmaceutico a Professional Organizer specializzata in gestione del tempo.

E mi sono ritrovata a parlare ad alta voce, con me stessa, solo per sentire una voce nella stanza.

Avevo cambiato ecosistema.

La partita IVA, per me, non era una strada normale

Per me diventare freelance non è stato solo un cambiamento professionale. È stato anche un cambiamento culturale.

Vengo da una famiglia in cui quasi tutti hanno avuto lavori dipendenti..

Mio padre ha lavorato all’Enel.
Mia madre è stata insegnante.
Molti zii e zie hanno lavorato nella scuola, in banca, all’ASL.

La partita IVA, per tanto tempo, non è stata una possibilità reale nella mia testa. Era una cosa per persone con le “spalle coperte”.

Io invece avevo un mutuo, un marito dipendente pendolare, due figli piccoli e una vita già piena di incastri.

Quando ho fatto il salto, molte persone intorno a me mi hanno detto:“Che coraggio” “Ti stimo” “Vorrei farlo anch’io”

So che erano complimenti, però, a un certo punto, quella parola “coraggio ha iniziato a darmi fastidio

Come se avessi fatto qualcosa di ammirevole, sì, ma anche un po’ incosciente.

Non volevo essere messa su un piedistallo per aver desiderato una vita più mia.

Avevo bisogno di parlare con persone per cui quella scelta fosse normale, o almeno comprensibile.

Persone che sapessero cosa significa costruire un lavoro da zero, spiegare cosa fai e per chi “con parole che capirebbe anche un bambino”, avere settimane piene di idee e settimane in cui ti chiedi se arriverà mai un altro cliente.

Persone con un perchè forte e valori da condividere.

La rete da costruire: confronto, collaborazioni, passaparola 

Quando si parla di networking per freelance, tutti pensano subito ai clienti. Ma la rete che serve, soprattutto all’inizio, è un’altra cosa.

È fatta di tre componenti:

1. Persone con cui confrontarti. Non per vendere o comprare, ma per dire: “Sto ragionando su questa cosa, ha senso?” Qualcuno che capisce il contesto perché lo vive sulla sua pelle.

2. Persone con cui collaborare. Perché da soli non si fa tutto e spesso le collaborazioni tra freelance sono una leva di crescita sottovalutata. 

3. Persone che ti portano clienti. Il passaparola parte da qui. Le persone che ti conoscono, ti stimano e pensano a te quando qualcuno ha bisogno.

Senza questa rete, stai cercando di costruire qualcosa senza fondamenta.

Il problema è: come si trova, questa rete, quando non conosci ancora nessuno?

Non tutte le community freelance sono uguali

Vivo a Siena e lavoro prevalentemente da casa. Non c’è un coworking a Siena o una community di freelance (o almeno io non l’ho trovata)

E siccome io posso scoraggiarmi, ma difficilmente mi arrendo, ho cercato online: community, incontri gratuiti, eventi online.

Alcuni sono stati utili. Altri meno.

In certi contesti ho avuto la sensazione che, più che una professionista all’inizio del suo percorso, fossi vista come un “pollo da spennare” a cui vendere il metodo miracoloso per avere un flusso di clienti costanti e altopaganti.

O mi facevano sentire inadeguata dato che non avevo ancora un accordo commerciale con altri professionisti e che quindi non avevo capito come funziona il mondo dei freelance. 

Ma avevo bisogno di uno spazio in cui poter dire: “Sto costruendo la vita libera che sogno” senza sentirmi ingenua e in ritardo rispetto a tutti gli altri.

Come ho trovato Donne a Righe

Durante le vacanze di Natale mi sono imbattuta in un calendario dell’avvento su Instagram: ogni giorno una freelance raccontava la sua storia, dava un consiglio, parlava di come stava vivendo quel percorso.

Me li sono guardati tutti e 24 di fila.

Perché mi sentivo capita, per la prima volta, da persone che non conoscevo.

Mi ritrovavo nelle parole di professioniste che raccontavano perché avevano scelto di diventare freelance.

Da lì sono arrivata al coworking virtuale e piano piano, ho capito che quella era la rete che stavo cercando.

E io, che fino a poco tempo prima mi ero sentita “quella coraggiosa” agli occhi degli altri, ho iniziato finalmente a sentirmi semplicemente una tra tante. 

Nessuno mi ha trattato come una neofita da cui ricavare qualcosa. Nessuno mi ha giudicato perché stavo ancora cercando la mia strada. Nessuno mi ha dato consigli non richiesti su come sforare il tetto del forfettario. 

3 consigli pratici per chi sta diventando freelance

Se oggi dovessi dare qualche consiglio a chi ha da poco aperto partita IVA o sta per fare il salto nel mondo della libera professione, partirei da qui.

1. Non aspettare di sentirti allo stremo per cercare confronto

Costruisci da subito una rete. Non aspettare di avere “un vero problema” per cercare confronto. 

Dedica energia a scegliere quali spazi frequentare, quali persone ascoltare, quali community provare.

Perché nei momenti difficili sarà molto più facile chiedere aiuto se quelle persone non sono più sconosciute.

2. Scegli persone che ti fanno respirare, non sentire in difetto

Una buona community non è quella in cui esci da ogni incontro pensando:  “sono indietro rispetto alle altre”, ma è fatta da persone che sappiano festeggiare con te senza invidia e stare accanto ai tuoi dubbi senza trasformarli subito in una lezione. 

Ti dà ispirazione, certo. Ma soprattutto ti fa uscire dagli estremi: non sei l’unica in difficoltà, e non sei nemmeno l’unica a lavorare duramente 

3. Cerca persone di settori differenti

Quando inizi a lavorare come freelance, viene spontaneo cercare persone che fanno il tuo stesso lavoro e che parlano la tua stessa lingua.

Per me è stato utile incontrare professioniste di settori diversi, persone con modelli di business diversi, clienti diversi, modi diversi di comunicare e organizzare il lavoro.

Questo allarga lo sguardo e ti permette di trovare connessioni meno ovvie, ma spesso più interessanti.

La vita da freelance non si costruisce da sole

Se stai lasciando un lavoro dipendente, se hai appena aperto partita IVA o se sei freelance da un po’ ma ti senti ancora fuori posto, il mio consiglio è questo:

Non concentrarti solo su sito, tool, corsi, offerta, strategia e clienti.

Concentrati anche sulle persone giuste

Cerca spazi in cui puoi parlare con altre freelance senza dover fingere di avere già tutto chiaro.
Cerca professioniste con cui confrontarti in modo onesto.
Cerca una community in cui non sei solo un target da convertire, ma una persona in cammino.

E, almeno per me, questo ha fatto tutta la differenza.

Alla fine, forse mia madre aveva ragione: da bambina era meglio non dare retta agli sconosciuti.

Ma da freelance ho imparato che alcune sconosciute, se le incontri nello spazio giusto, possono diventare colleghe, alleate, amiche.

Daniela

Chi ha firmato l’articolo?

Sono Daniela Santoro, Professional Organizer esperta in gestione del tempo. 

Ingegnere ed ex Project Manager, oggi aiuto le professioniste ambiziose in affanno a lavorare in modo sostenibile, senza sacrificare se stesse. Quando non faccio la mamma, mi trovi a leggere romanzi e crescita personale, a camminare nella natura o in viaggio.

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