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Non sei un’impostora. O forse sì, e va bene così

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Prima di cominciare, vorrei fare una precisazione fondamentale: questo non vuole essere un inno alla mancanza di professionalità o di competenze, né un invito a esercitare la propria attività senza i titoli o le qualità necessarie.

L’obiettivo di questo mio articolo è, piuttosto, quello di sdrammatizzare una condizione di cui noi libere professioniste siamo vittime fin troppo spesso, con l’intenzione di guardarla in faccia per quello che è, chiamarla col suo nome e renderla “affrontabile” nel quotidiano con piccole nuove abitudini.

Sto parlando proprio di lei, della “Sindrome dell’impostora”, con la sua radicata convinzione di non valere a sufficienza e il costante timore che, prima o poi, gli altri si accorgeranno che non siamo così competenti, capaci o meritevoli come credono.

Convivere con la paura di essere smascherate

Vivere con la sindrome dell’impostora significa convivere con la paura che prima o poi saremo smascherate, accompagnate dalla certezza assoluta di non meritare la stima degli altri, lo status in cui ci troviamo, la nostra posizione lavorativa e i risultati raggiunti.

Come suggerisce la dottoressa Valerie Young, fondatrice dell’Impostor Syndrome Institute, l’impostora che vive in noi è certa che ogni occasione possa comportare il rischio che arrivino i “Nas del talento” a rivelare a tutti che siamo solo delle imbroglione sotto copertura.

Il paradosso è che più otteniamo credito e riconoscimenti, più questa sensazione di essere delle impostore aumenta, alimentando in modo proporzionale la paura di essere scoperte.

Cinque impostore… più una

Non tutte le impostore sono uguali: a seconda dello standard di competenza e di talento che ci si pone, infatti, la dottoressa Valerie Young indica diverse categorie nel suo libro “The Secret Thoughts of Successful Women”.

  • Perfezionista: pretende da sé la perfezione al 100%, sul 100% del lavoro e il 100% delle volte. Gli errori non sono ammessi, così come la soddisfazione per il proprio operato: per questo è molto critica con se stessa e sposta l’asticella dei propri traguardi sempre più in là.
  • Talento naturale: se il lavoro non le riesce subito e facilmente, tende a non ritenersi abbastanza competente e a non considerare il suo prodotto abbastanza valido. E’ vittima dell’idea illusoria che la competenza sia una dotazione di nascita e non contempla la possibilità che si possa acquisire con il progresso e la crescita.
  • Individualista: non contempla l’aiuto e la misura del suo valore dipende da quanto sia riuscita a raggiungere il risultato in solitudine. Ha un pessimo rapporto con i propri limiti, poiché sono la dimostrazione della sua debolezza e della “finitezza” delle sue capacità e competenze.
  • Esperta: prima di avvicinarsi a qualsiasi tipo lavoro, deve conoscere tutto nei minimi dettagli. Lo studio non è mai abbastanza e se non conosce tutte le risposte in anticipo, non si sente all’altezza di nessuna sfida.
  • Superdonna: l’autrice la definisce la combinazione delle precedenti “sotto steroidi”. Una sorta di versione “pro” di tutte le altre che si misura costantemente con l‘impossibilità di essere sul pezzo, capace, perfetta, esperta, in prima linea su ogni ruolo ricoperto e ogni lavoro svolto. Di fatto, la strada certa verso il burnout.

A queste categorie, dopo anni di lavoro con professioniste spesso dall’animo creativo o con uno spiccato senso etico e sociale, oso aggiungerne un’altra: l’”Eroina”.

L’Eroina è una creatura mitologica che punta all’universalizzazione del proprio operato.

Lo standard ideale con cui si confronta è il modello del “lascito universale”, della genialità assoluta che oscura completamente la percezione del valore del lavoro quotidiano, dei progetti reali in cui si impegna ogni giorno. Nessun risultato è abbastanza epico, nessun lascito è abbastanza universale, nessuna opera abbastanza geniale e l’umiltà della concretezza e della propria umanità sono dimensioni da cui sfuggire a gambe levate.

La tua ombra

Se soffri anche tu di questa sindrome, sai di cosa sto parlando: l’impostora, di fatto, è come la tua ombra.

Ti segue ovunque: osserva insieme a te i tuoi risultati, scrolla con te i social network ascolta e interpreta le parole che ti vengono dette, intavola conversazioni che puoi udire solo tu mentre parli con i tuoi clienti, stringe insieme a te la mano a partner e collaboratori.

Ultimo ma non ultimo, studia con te, ti convince di non saperne abbastanza, sostiene che tu debba iscriverti all’ennesimo corso e acquisire l’ennesimo titolo per essere effettivamente pronta.

Sotto i colpi delle sue parole, tu disperdi energie, ti nascondi, rimandi, mantieni un basso profilo, ti fai piccola, convinta che, vivendo nell’ombra, nessuno ti stanerà mai e i “NAS del talento” non si accorgeranno del tuo bluff.

In realtà, il costo sommerso di tutto questo consiste in:

  • Progetti che non vedono mai la luce,
  • Complimenti, successi e risultati costantemente sminuiti,
  • Competenze mai spese,
  • Investimenti in formazione mai ottimizzati,
  • Tempo perso o impiegato in modo poco efficace (come ad esempio a controllare ogni dettaglio o a studiare ciò che già sai),
  • Proposte e opportunità declinate,
  • Prezzi e preventivi al ribasso, perché non vali abbastanza,
  • Produttività mai all’altezza delle tue aspettative,
  • Clienti con cui ti senti sempre sotto esame,
  • Lavoro gratuito e tendenza a strafare per dimostrare di valere quella committenza,
  • Relazioni poco autentiche e isolamento professionale, per evitare il confronto.

Dal blocco, all’azione: come trasformare l’impostora in alleata

Che quella con la tua impostora sia una relazione che va avanti da molto tempo o che tu ne stia cogliendo le prime avvisaglie proprio leggendo questo articolo, ecco alcuni spunti pratici per iniziare a stringerle la mano e a trasformarla in un’alleata.

  • Temi che ti smascherino? Fallo tu per prima!

Se è vero che la tua impostora ha una paura folle di essere vista, forse è il caso che sia tu per prima a “vederti davvero”. Come? Pensa a un traguardo recente — che sia un cliente appena conquistato, un progetto lanciato, il tuo seguito sui social, un articolo pubblicato, una newsletter inviata o un servizio venduto — ed elenca almeno 10 motivi per cui ti meriti quel successo. La tua impostora farà di tutto per non farteli trovare e ti elencherà piuttosto dieci motivi per cui non te lo meriti; tu rispondi a ciascuna di quelle obiezioni mettendo in luce perché, invece, quel traguardo è tuo di diritto. Parti dalle “piccole cose”, quelle che apparentemente ti sembrano insignificanti, attingi al tuo curriculum, ai complimenti che hai ricevuto, trasformati in una detective di prove a tuo favore: vedrai che, insistendo, diventerà più semplice e ci prenderai gusto!

  • Dialogo interiore in passivo? Controbilancia!

La tua impostora ha un dialogo interno estremamente giudicante e creativo, fatto di frasi come “Non me lo merito davvero”, “Ho solo avuto fortuna, se solo sapessero che in realtà sono un’incapace…”, ecc. Prima di pensare di eliminarlo del tutto, inizia a rimettere in equilibrio le cose: per ogni frase negativa che ti dici, sforzati di dirti almeno una frase positiva e rimetti la bilancia in pari.

  • Agisci da dove ti trovi, non da dove pensi di dovere ssere!

Prendi l’elenco delle iniziative che stai rimandando, quelle per le quali non ti stai esponendo, perché pensi di dover essere pronta al 100%, perfetta, talentuosa, esperta, prima di poter fare un passo. Scegli la prima della lista, o quella che per te è la più rilevante, e pianifica una singola azione per iniziare ad agire esattamente da dove ti trovi oggi, e non da dove pensi che dovresti idealmente essere.

Usa queste domande guida per attivarti: “Qual è la più piccola azione che posso compiere con ciò che ho a disposizione oggi? Quella che posso iniziare a imbastire e che poi posso sempre migliorare nel tempo?”

Prepara il tuo kit di sopravvivenza all’impostora e, quando tornerà a farsi viva, dimostrale che ti sei trasformata tu per prima in una “Nas del talento” e che hai trovato diverse prove di averne e diverse possibilità di crescere!

E, nel frattempo, goditi l’effetto che fa dirle “Guarda che cosa so già fare, non solo ciò che ancora non so!”.

Patrizia

Chi ha firmato l’articolo?

Sono Patrizia Arcadi, Life & Professional Coach ad approccio Nonviolento, iscritta all’Associazione Italiana Coach Professionisti.

Lavoro con professioniste che non si accontentano semplicemente di avere un business, ma che vogliono condurlo con intraprendenza, padronanza, consapevolezza e soddisfazione.

Con il mio lavoro, le aiuto a muovere i passi giusti verso la realizzazionedeiloroprogetti, riscoprire la direzione verso cui procedere, agire oltre la paure e l’incertezza e dare concretezza alla loro identità professionale.

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